{"id":843,"date":"2021-08-18T15:10:13","date_gmt":"2021-08-18T13:10:13","guid":{"rendered":"https:\/\/dev.agostinjani.org\/malti\/riflessjonijiet-u-artikli\/josef-sciberras-2\/le-travagliate-vicende-delle-reliquie-di-agostino-d-ippona-fra-trasferimenti-ritrovamento-e-devozione\/"},"modified":"2024-09-13T15:53:55","modified_gmt":"2024-09-13T13:53:55","slug":"le-travagliate-vicende-delle-reliquie-di-agostino-d-ippona-fra-trasferimenti-ritrovamento-e-devozione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/agostinjani.org\/mt\/riflessjonijiet-u-artikli\/josef-sciberras-mt\/le-travagliate-vicende-delle-reliquie-di-agostino-d-ippona-fra-trasferimenti-ritrovamento-e-devozione\/","title":{"rendered":"Le travagliate vicende delle reliquie di Agostino d&#8217;Ippona, fra trasferimenti, ritrovamento e devozione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Molti Cristiani, e non, sono ben consapevoli della vita turbolenta e agitata che ebbe Agostino, figlio di Monica e Patrizio, vissuto fra gli anni 354-430, venerato come uno dei maggiori santi e dottori della Chiesa di tutti i tempi. Tuttavia, molto probabilmente, pochi sanno che anche dopo la sua morte, i suoi resti mortali ebbero un percorso pur abbastanza irrequieto, come d\u2019altronde era sempre la vita dello stesso Agostino d\u2019Ippona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agostino visse 76 anni, non pochi per quei tempi. Molti di questi, appunto dalla et\u00e0 di 33 anni, li ha vissuti come <em>servus Dei<\/em>, nella vita monastica da lui introdotta in occidente, e poi, a suo malincuore, come presbitero e vescovo di Ippona, citt\u00e0 dell\u2019Africa consolare. Verso la fine dei suoi anni terreni, egli assistette alla imminente invasione della sua amata citt\u00e0 da parte dei Vandali, che fortunatamente, dopo essersi scesa ad un accordo con il re Genserico (429-477), non fu devastata. Infatti, sappiamo che il grande tesoro agostiniano, cio\u00e8 la sua biblioteca con le sue opere, dove, secondo il suo biografo e amico del cuore Possidio di Calama, tutti lo possono ancora trovare \u00absempre vivo\u00bb, fu risparmiate e rimase intatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sorte dei cristiani in quella zona cambi\u00f2 con il re Unnerico (+484). In quel tempo assistiamo a persecuzioni ed esili di massa da parte dei cattolici, essendo favoriti gli ariani. Verso la fine del V secolo troviamo un\u2019altra ondata di persecuzioni, dove molti vescovi nord-africani furono esiliati per la Sardegna nel 498. Una tradizione narra che, in tali circostanze, essendo molto probabilmente il successore di Agostino fra quei molti vescovi esiliati, i resti dell\u2019Ipponate furono gelosamente trasportati da questi verso l\u2019isola di Sardegna. Ma questa \u00e8 una supposizione, siccome finora non ci sono documenti affidabili che ne parlino esplicitamente. Alcuni studiosi posticipano tale possibile trasferimento persino al VI o VII secolo. Secondo una tradizione non documentata, i resti di Agostino furono custoditi in una chiesa a Cagliari, chiamata nel tempo \u201cSant\u2019Agostino vecchio\u201d. Sfortunatamente questa chiesa fu demolita nel 1884. Tuttavia, esiste ancora la cripta dove presumibilmente giacevano le reliquie del vescovo di Ippona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima fonte che menziona questa <em>traslatio<\/em> delle reliquie da Ippona a Sardegna \u00e8 di Beda il Venerabile nel suo <em>De temporum ratione<\/em>. Lo stesso autore parla pure di una seconda <em>traslatio<\/em>, ossia, quella fatta possibilmente fra gli anni 721-725 dal re longobardo Liutprando, che compra a un caro prezzo i santi resti mortali, portandoli a Pavia. Secondo racconti del XII secolo, spinto dalla forte devozione, Liutprando viaggi\u00f2 per Genova per venerare e andare incontro alle reliquie a piedi scalzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I santi resti di Agostino furono messi nella chiesa dedicata a San Pietro <em>in Cella Aurea <\/em>(oggi San Pietro in Ciel d\u2019Oro) a Pavia, costruita per la venerazione dei resti di Boezio (ucciso nel 524 e venerato popolarmente come martire), alla quale Liutprando annette un monastero che per molto tempo era nelle mani dei monaci benedettini di Bobbio. La citt\u00e0 di Pavia, allora capitale del regno longobardo, nel contesto instabile politico e sociale del tempo, aveva bisogno di aumentare la sua autostima per alzarsi nel rango delle citt\u00e0 importanti, e uno dei mezzi per fare ci\u00f2 era la presenza di reliquie insigni. Pavia era in competizione con la vicina Milano, la citt\u00e0 di Ambrogio, altro personaggio influente dell\u2019antichit\u00e0 cristiana, e ancor pi\u00f9 influente sulla vita e la conversione dello stesso Agostino. Dunque, il secondo trasferimento dei resti di Agostino ebbe uno sfondo nettamente politico: Liutprando desiderava vedere la sua citt\u00e0 aumentare di prestigio, e la presenza di un santo come Agostino, certamente aiutava in tutto ci\u00f2. Questa impresa attorno alle reliquie del santo era molto a cuore del re. Infatti, dai diversi edifici di culto che costru\u00ec, scelse proprio San Pietro in Ciel d\u2019Oro per essere sepolto dopo la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il culto verso le reliquie crebbe molto, e per conseguenza diverse sedi episcopali cercarono di ottenere dei pezzi dei resti mortali dell\u2019Ipponate. Sappiamo, per esempio, che nel 1022, l\u2019arcivescovo di Canterbury ottenne un pezzo di una certa consistenza del braccio sinistro. Da menzionare anche la tradizione che il cuore del santo si trovava conservato ad Anversa. Malgrado questo aumento di devozione, non sembra che la presenza delle reliquie cambiassero di molto la fisionomia religiosa della citt\u00e0 di Pavia (fu solamente agli inizi del XVI secolo che Agostino ne fu proclamato co-patrono, dopo la liberazione dalla peste), e successivamente a un florido periodo di culto, pian piano si persero le tracce del luogo preciso della inumazione dei resti santi. Non abbiamo notizie di monumenti che indicava tale luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, l\u2019anno 1222 vede il passaggio di custodia della chiesa in mano ai Canonici Regolari della congregazione di Mortara (rimpiazzati con quelli Lateranensi nel 1509). A questi, nel 1327, dopo richiesta al Papa da parte dell\u2019agostiniano Guglielmo da Cremona e per conseguente ordine del pontefice Giovanni XXII, vennero affiancati gli Eremitani di Sant\u2019Agostino, i quali, fondati dalla Santa Sede sullo stile degli Ordini Mendicanti nel 1244, ebbero avuto gi\u00e0 dal 1254 una presenza a Pavia. Ma essi vollero avvicinarsi di pi\u00f9 al santo. Dunque, due ordini religiosi, ambedue sotto l\u2019egida della Regola di Agostino, condividevano lo stesso tempio, avendo ciascuno, letteralmente l\u2019uso di una met\u00e0. Quella con i Canonici Regolari non fu una convivenza pacifica, ma il materiale avvicinamento degli Agostiniani alle reliquie di Agostino ebbe un enorme risvolto nella loro identit\u00e0 come Ordine. Al contrario dei Domenicani e dei Francescani, gli Agostiniani non ebbero un fondatore fisico. Infatti, dopo la decisione di Giovanni XXII, assistiamo a un crescendo decisivo nella identit\u00e0 agostiniana degli Eremitani, facendo di lui il fondatore materiale dell\u2019Ordine e vestendolo iconograficamente con lo stesso saio nero e cintura di cuoio che gli Eremitani avevano assunto dalla fondazione. Nel 1362 venne commissionata la nobilissima arca marmorea, oggi situata al centro del presbiterio, dove da tempi recenti sono custodite le reliquie, ma che originalmente era collocata nella parte in uso dagli stessi frati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tensioni fra i due ordini rimasero sempre alte, ognuno reclamando ad Agostino come suo fondatore. Questo cre\u00f2 disagi e litigi per anni. Di fatto, nel 1580, il papa Gregorio XIII, per spegnere ulteriori dibattiti su temi scottanti fra i Canonici e gli Eremitani, andr\u00e0 a proibire anche ogni tentativo di ricerca o di eventuale spostamento dei resti di Sant\u2019Agostino. Ma le battaglie fra i due gruppi religiosi erano destinate a continuare, qualche volta arrivando pure allo spargimento di sangue. \u00c8 con questo sfondo storico che si devono interpretare le vicende del ritrovamento delle reliquie di Agostino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo di ottobre del 1695, un marted\u00ec mattina, fu il giorno della scoperta clamorosa. Un gruppo di muratori dovettero fare dei lavori sull\u2019altare nella cripta della Chiesa di San Pietro in Ciel d\u2019Oro. Mettendo mano su alcune pietre dietro lo stesso altare, e togliendo delle pietre per lastricati, vennero incontro a una sotterrata scatola di marmo bianco di Carrara di circa 120cm x 30cm x 30cm. Immediatamente fu chiamato il frate sacrestano degli Eremitani, non essendo in citt\u00e0 il priore. La scatola aveva alcune lettere scritte a carbone, decifrate dai presenti con il nome di Agostino. Dentro questa prima scatola, si trovava un\u2019altra, sempre di marmo, ma scolpita, e dentro di quest\u2019ultima, una di argento decorata con croci stile lombardo. Aprendo quest\u2019ultima, si intravidero i resti umani avvolti in una stoffa. Si fece un\u2019esumazione in presenza delle autorit\u00e0 delle due comunit\u00e0 religiose e altre autorit\u00e0 civili e religiose, elencando minuziosamente i resti da esperti anatomisti. Un\u2019inchiesta fu fatta fra novembre 1695 e febbraio 1696 e un\u2019altra nel 1698. Malgrado una certa riluttanza da parte delle autorit\u00e0 ecclesiastiche nell\u2019autenticare le reliquie come quelle dell\u2019Ipponate, l\u2019entusiasmo cittadino e un numero di miracoli, attribuiti alle reliquie, acceler\u00f2 il corso degli eventi. La notizia della riscoperta delle \u201creliquie di Agostino\u201d corse per tutta la penisola italiana, e non mancarono le controversie fra gli eruditi del tempo, sia quelli a favore dell\u2019autenticit\u00e0 dei resti sia quelli contrari, o almeno dubitanti, producendo numerose opere in forma di opuscoli, libelli e trattati sul tema che circolavano in gran numero, possibilmente coinvolgendo buona parte della popolazione pavese, almeno per alcuni anni. Malgrado l\u2019entusiasmo popolare nella citt\u00e0 e altri luoghi, nessuna decisione fu presa sull\u2019autenticit\u00e0 delle reliquie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione fece intervenire il domenicano Benedetto XIII che, nel 1728, volle chiarimenti e conclusioni a riguardo, e le volle in un tempo circoscritto. Il pontefice sembra che tendesse alla speranza di una conclusione positiva, ossia, a favore della autenticit\u00e0. In questa occasione si fece anche un piccolo inventario delle reliquie sparse in diverse citt\u00e0: Montalcino, Piacenza, Valencia, Dubrovnik&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019ingresso in scena delle autorit\u00e0 romane, le cose presero una svolta diversa, per esempio con pi\u00f9 controllo nella produzione bibliografica. Nel maggio di quello stesso anno, fu riaperta la cassa con le ossa, e specialisti dell\u2019epoca furono consultati, concludendo i lavori il 20 giugno. Tre giorni dopo fu fatta una processione dal Duomo fino a San Pietro. A chi vi partecipava e a chi visitava i resti durante i seguenti 40 giorni, fu concessa l\u2019indulgenza plenaria, implicando indirettamente che si era arrivati a una conclusione favorevole alla autenticit\u00e0. Le conclusioni, giunte in mano al vescovo di Pavia nel luglio dello stesso anno, confermavano l\u2019autenticit\u00e0 delle reliquie. Gli avvenimenti si succedevano di corsa: il 10 luglio il vescovo annuncia che la proclamazione ufficiale sar\u00e0 fatta il 16 luglio e che tre giorni dopo ci sar\u00e0 il canto del <em>Te Deum<\/em> e fuochi d\u2019artificio per festeggiare l\u2019avvenimento. A questi avvisi, si accludevano la minaccia di scomunica a chi discordava con tale decisione. Il 22 settembre 1728, Benedetto XIII, attorniato da intellettuali ed eruditi sui quali poteva fidarsi per far avanzare il tema, conferm\u00f2 per iscritto il giudizio del vescovo di Pavia Francesco Pertusati. Con la conferma, fu rinnovata la proibizione di continuare con la controversia sul tema. Pubblicazioni su questo evento videro la luce a Madrid, Leipzig, Barcellona, Venezia, Roma&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una serie di avvenimenti politici e militari ha segnato anche la sorte della citt\u00e0 di Pavia e con essa quella delle reliquie di Agostino. Nel febbraio del 1734 furono trasferiti per breve tempo al Duomo per sicurezza. Sotto l\u2019imperatore Giuseppe II, nel 1758, la comunit\u00e0 dei Canonici Regolari cess\u00f2 la sua presenza a San Pietro in Ciel d\u2019Oro, e gli Eremitani furono spostati l\u2019anno dopo in un ex convento dei Gesuiti. Presero con s\u00e9 le reliquie di Agostino e di Boezio, con tutta l\u2019arca marmorea commissionata nella seconda met\u00e0 del Trecento. Negli anni 90 del Settecento, il convento fu trasformato in seminario. Nel 1799 gli Agostiniani furono espulsi da Pavia da Napoleone. Questi, dovevano separarsi dalle reliquie del Santo vescovo, lasciandoli nelle mani del vescovo di Pavia, che era pure Agostiniano, e furono messi in Duomo per la seconda volta. Negli anni Trenta dell\u2019Ottocento c\u2019era l\u2019idea di demolire San Pietro in Ciel d\u2019Oro, cosa che fortunatamente non avvenne. Nel 1842 una reliquia insigne fu concessa al vescovo di Ippona, mons. Dupuch, da portare con s\u00e9 in Algeria, dove ancor oggi si trova nella basilica sulla collina che sovrasta la citt\u00e0, oggi con il nome di Annaba. Nel 1884 si fece la ultima ricognizione dei resti sacri, dove si fece l\u2019inventario di duecento venticinque pezzi di ossa, con alcuni contenitori di vetro. Dopo restauri che hanno riportato la chiesa al suo stato medievale, fu riaperta nel 1896, e in mezzo al presbiterio fu messa la sontuosa arca tardo-medievale di marmo. Finalmente, il giorno 17 dell\u2019ottobre del 1900, i resti mortali sono tornati solennemente in San Pietro in Ciel d\u2019Oro, e consegnati al priore degli Agostiniani, fino ad oggi gli unici custodi del loro Padre e Maestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le reliquie vengono esposte solennemente due volte all\u2019anno: per il 24 aprile nella ricorrenza della conversione di Agostino, e il 28 agosto per la solennit\u00e0. Fra gl\u2019innumerevoli personaggi che hanno dato la loro venerazione a queste sante reliqiuie ci basti qui menzionare S. Paolo VI, grande devoto di Agostino, in visita nel maggio 1960; S. Giovanni Paolo II, ebbe l\u2019occasione di venerarle nella sua cappella privata durante un <em>peregrinatio<\/em> delle stesse nel novembre 2004; Benedetto XVI, che durante la sua vita si \u00e8 lasciato plasmare dal pensiero di Agostino, volle venerare personalmente le reliquie, cosa che fece il 22 aprile 2007, dove si espresse con queste parole: \u00abEcco allora il messaggio che ancora oggi sant\u2019Agostino ripete a tutta la Chiesa e, in particolare, a questa Comunit\u00e0 diocesana che con tanta venerazione custodisce le sue reliquie: l\u2019Amore \u00e8 l\u2019anima della vita della Chiesa e della sua azione pastorale. [&#8230;]. Solo chi vive nell\u2019esperienza personale dell\u2019amore del Signore \u00e8 in grado di esercitare il compito di guidare e accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo. Alla scuola di sant\u2019Agostino ripeto questa verit\u00e0 per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Elenco delle reliquie incontrate al momento dell\u2019apertura della casa argentea dopo il ritrovamento del 1695 (cf. Mathis de Carmagnuola<em>, Dell\u2019inventione del sacro corpo di S. Agostino nel primo d\u2019Ottobre 1695<\/em>, 2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>10 pezzi di cranio e alcuni altri piccoli<\/li>\n<li>La mandibola inferiore con due denti<\/li>\n<li>Un\u2019osso petroso col forame uditorio<\/li>\n<li>10 vertebre della spinal mdeolla, parte del collo, parte lombale, parte del dorso cona una grossa porzione dell\u2019osso sacro<\/li>\n<li>Una clavicula sinistra<\/li>\n<li>25 pezzi di coste<\/li>\n<li>Porzione dell\u2019osso pubes e dell\u2019osso illion<\/li>\n<li>L\u2019osso scio di ambe due le coscie, uno intero e l\u2019altro rotto in tre pezzi<\/li>\n<li>Il focie maggiore di una gamba<\/li>\n<li>Il capo del focile maggiore e tutto il minore dell\u2019altra gamba<\/li>\n<li>L\u2019osso adiutorio d\u2019una spalla rotta in due pezzi<\/li>\n<li>Due focili di un braccio<\/li>\n<li>Due focili dell\u2019altro braccio<\/li>\n<li>Alcuni pezzi del carpo, e metacarpo, tanto dei piedi quanto delle mani, con varii articoli delle dita dei quali non si \u00e8 potuto precisamente conoscere i mancanti<\/li>\n<li>86 pezzetti di ossa diverse<\/li>\n<li>Due ampolette di vetro, una pi\u00f9 grande dell\u2019altra, ambedue vuote<\/li>\n<li>Diversi pezzi di piombo e un pezzo di tavola di legno<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0Riferimenti bibliografici<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mathis de Carmagnuola<em>, Dell\u2019inventione del sacro corpo di S. Agostino nel primo d\u2019Ottobre 1695, <\/em>Pavia, 1695.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fulgentius Belelli, <em>Collectio actorum atque allegatorum, quibus ossa sacra Ticini in confessione S. Petri in C\u0153lo aureo anno 1695 reperta esse sacras S. Augustini Hipponensis episcopi, &amp; ecclesi\u00e6 doctoris exuvias probatum est, &amp; novissime judicatum<\/em>, (volumi I e II), Venezia, 1729.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A.C. De Romanis, <em>Sant\u2019Agostino: il santo dottore nella vita e nelle opere<\/em>, Roma, 1931<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">J.T. Hallenbeck, <em>The transferal of the relics of St. Augustine of Hippo from Sardinia to Pavia in the early Middle Ages<\/em>, Lewiston, NY, 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">H.S. Stone, <em>St. Augustine\u2019s Bones. A Microhistory<\/em>, Amherst, 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. Schrama, <em>The commemoration of the Translation of the Relics of Saint Augustine<\/em>, in <em>Between lay piety and academic theology. Studies presented to Chr. Burger on his 65<sup>th<\/sup> birthday<\/em>, U. Hascher-Burger &#8211; A. den Hollander &#8211; W. Janse (ed.), Leiden, 2010, 55-77<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Josef Sciberras OSA, Postulatore Generale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti Cristiani, e non, sono ben consapevoli della vita turbolenta e agitata che ebbe Agostino, figlio di Monica e Patrizio, vissuto fra gli anni 354-430, venerato come uno dei maggiori santi e dottori della Chiesa di tutti i tempi. Tuttavia, molto probabilmente, pochi sanno che anche dopo la sua morte, i suoi resti mortali ebbero un percorso pur abbastanza irrequieto, come d\u2019altronde era sempre la vita dello stesso Agostino d\u2019Ippona. 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